venerdì 7 gennaio 2011

Tartarughe

Un po' perché me lo hai chiesto tu, un po' perché il tempo passa. Un po' perché c'è poco da raccontare dell'anno che se ne è appena andato, che ci ha lasciato dentro un furgone pieno di persone e dei ritorni allucinanti, che ci ha lasciato vuote quelle caselle che prima alcune persone care occupavano. Che ci ha lasciato dei weekend indimenticabili e delle parentesi da cospargere di benzina. Un po' perché di cose ne abbiamo fatte troppe e abbiamo cambiato milioni di vite, solo che forse eravamo troppo occupati a puntare in direzioni diverse, tra mostri verdi e viaggi senza fine. Non ci piacciono queste batterie ma con queste casse il giudizio è incompleto. Non ci piacciono questi freddi e questi letti che tremano. Non ci piacciono le zuppe che bruciamo perché ci perdiamo a guardare fuori dalle finestre. Non ci dispiacciono quei concerti, quelle pedaliere, quei giri sbronzi in bicicletta fino a sbattere contro il garage di casa. Ti ricordi quando camminavamo in mezzo alla neve e al ghiaccio facendo i salti mortali per restare in piedi? E' andata più o meno così, è andata che abbiamo finito quella bottiglia di porto e sono rimasti quei giorni in cui tutto ci sembra finalmente incasellato. E' andata che ci prende un po' male anche quando passeggiamo per i portici o quando tentiamo di mettere in fila una serie spropositata di cose che in fila non ci potrebbero stare. Ma è questo che ci viene chiesto, insieme a quei dischi che registreremo, insieme a quella nomea di stronzo che avevo smesso perché mi dicevi che non era vero, ma adesso che non ci sei più ricominciano i dubbi in proposito. Come quando ci distraiamo un attimo e poi non ritroviamo il filo. Come quando non ci ricordiamo una canzone per mesi. Come quando avrei bisogno delle tue mani.

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