mercoledì 8 aprile 2009

Altri nomi - Unwound, Padova

I ritardi mostruosi e la voglia di scrivere.
Che siamo tornati da cinque minuti e già stiamo montando gli strumenti sul palco dell'Unwound. Padova, che era un pò casa mia. E c'è Egle, e il suo telefonino, e la sua chitarra da martire. E il resto siamo sempre noi che facciamo una cenetta tranquilla e le nostre discussioni serie che moltiplicano i grappini. E ci siete quasi tutti e mi riempite il cuore sotto la maglietta blu che si inzuppa ogni canzone di più. E le bacchette volano, e la tensione si spezza ma c'è che non è più marzo e marzo era il mese delle cose che non bisognavano di spiegazioni. E aprile magari sì. Tutte queste e a inizio periodo mi stanno stancando, terribilmente. Come tutti questi avverbi a fine frase, ovviamente.
Lasciamo carte d'identità, lasciamo vinili, lasciamo dischi, lasciamo cose e persone.
Roberta grazie per la pazienza e quel cane che non ne voleva saperne di smettere di abbaiare. Mentre buttiamo a terra tutte le maschere del mondo e ce ne rimane sempre e comunque una appiccicata in faccia. Che ci viene male al pensiero che forse è proprio quella, l'originale. L'inizio.
Enver grazie per la foto che te lo dico qui, che l'ho messa.


E perchè alcune canzoni dei Massimo Volume segnano dei passaggi così profondi, me lo chiedo spesso e volentieri. Anche con l'iPod volutamente random. Anche con tutto il resto, necessariamente random.


avremo altri nomi
e altri modi per perderli di nuovo
chiameremo nuovi numeri e avremo altri nomi
e altri modi per perderli di nuovo
è venuto il momento di andare
e di dimenticare ciò che era e ciò che è stato
ciò che era e ciò che è stato

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